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Fotografia, questa (ri)conosciuta, di Sandro Fogli

08/07/2011

La Fotografia è ormai sempre più presente nel mercato dell’arte eppure non è frequente incontrare, anche in questa fiera, chi sappia coniugare al massimo livello, tecnica, estetica e contenuto.

Il cinese LIU BOLIN (galleria BoxArt) continua a sorprendere con la sua serie di trasformismi in cui si fa dipingere in modo da mimetizzarsi completamente con lo sfondo (questa volta ponti, acque, gondole e monumenti veneziani). Questi mimetismi si ricollegano alla bodyart (si pensi ad Ana Mendieta) e alle prime fantastiche immagini di questo tipo realizzate negli anni 70-80 da Holger Trulzsch con la modella Veruska. In quelle immagini il corpo nudo non solo si confondeva con pareti e sfondi, ma interpretava anche vari e distinti personaggi. ROBERTO KUSTERLE (galleria torinese Weber&Weber) opera nell’arte visiva fin dagli anni Settanta ma soltanto dal 1988 la fotografia è diventata il suo unico campo operativo. Le sue immagini, sempre bianco e neri analogici, nel potente formato quadrato dell’Hasselblad – presentate quest’anno alla The Road Art Fair romana -, non solo sono affascinanti, ma hanno anche il raro pregio di una grande profondità poetica. In paesaggi naturali di grande potenza, sui quali pure interviene, agiscono i personaggi da lui creati, in scenografie, costumi, messe-in-scena appositamente create.

Molto interessante è il lavoro di GIOBERTO NORO (galleria Alberto Peola). Gioberto Noro in realtà non esiste, è una coppia di artisti piemontesi che ricrea, nelle sue (loro!) immagini luoghi inesistenti. Scovano dei siti naturali e li inseriscono in modellini costruiti ad hoc, rivestiti da cemento rubato ad altri scatti, e assemblando in scala opportuna. Ingannano in questo modo prospettiva e percezione invitando, contemporaneamente, a percorrere immaginari misteriosi. Un lavoro assolutamente accattivante e raffinato.

Questi sono gli autori, i cui lavori presenti in fiera, hanno maggiormente colpito la mia critica sensibilità e, sotto di questi, segnalo all’attenzione del lettore, senza alcun ordine di preferenza, i seguenti artisti-fotografi presentati dalle loro gallerie.

THOMAS WREDE (galleria Photo&C), con Real Landscapes ricrea (riprendendo sempre in lastre fotografiche di grande formato) paesaggi inventati (ma allo stesso tempo credibilissimi) prendendo in prestito qualche elemento dai kit di montaggio in miniatura (cassette, panchine, automobiline). Wrede assembla paesaggi fotografati a mezzo metro sopra il livello del suolo, dove un oceano infinito è spesso una pozzanghera, mentre un mucchietto di sabbia e rocce un’imponente catena montuosa. Sono, le sue, immagini che indagano in modo ironico le nostre capacità percettive.

Con JERRY UELSMAN (galleria Paci Arte, Brescia), nato nel 1934 a Detroit, facciamo un balzo indietro verso il Surrealismo con immagini (ancora una volta analogiche) interamente realizzate in camera oscura con una maestrìa incredibile: esse presentano atmosfere e sentimenti molto ben datati nel tempo e sapientemente citati.

La stessa galleria ha portato in Fiera anche MICHAEL MACKU , noto per le sue glass-photo. Con una sua personalissima tecnica separa l’emulsione sensibile, con la sua immagine analogica, dal supporto cartaceo e lo riposiziona, a suo piacere, su carta diversa o su diversi strati di vetro che incolla poi tra loro. Riesce in questo modo a ricavare oggetti assolutamente unici.

Ancora da Paci Arte, quest’anno in Fiera orientata moltissimo sulla fotografia, troviamo MAGGIE TAYLOR, considerata una delle protagoniste della fotografia digitale contemporanea, anche se le sue sarebbero più propriamente da considerare illustrazioni digitali. L’americana scansiona vecchie istantanee o disegni, le lavora, manipola e interviene con Photoshop, dotandole di una dimensione onirica, molto surreale, piene della sua visione fiabesca.

Anche GIACOMO COSTA (galleria Guidi&Schoen Genova) può essere considerato un artista-illustratore digitale, più che un fotografo. I suoi lavori stupiscono sempre sia per le ambientazioni che per la perizia tecnica. Tutti realizzati in computer grafica 3D, ricreano le atmosfere catastrofiche di una civiltà sommersa dalle acque, purtuttavia conservando in questa rappresentazione drammaticità che è, paradossalmente, serena e accettata nell’immaginario collettivo.

KAREN KNORR (galleria Photo&C), come Massimo Listri o Candida Hofer, fotografa, in grande formato analogico, bellissimi ambienti (sale museali, ricchi palazzi aristocratici), già per loro natura pieni di dettagli spesso sfavillanti, e li completa con personalissimi, calibrati inserimenti (quasi sempre animali impagliati). Il risultato è un misto di bellezza e spaesamento.

FATMA BUCAK (galleria Peola), è una giovane e mantenuta promessa dell’arte. L’artista, originaria della regione turca del Kurdistan, habituè dell’Italia dal 2002, spesso entra personalmente nelle scene che crea in suggestivi paesaggi naturali o ambienti di particolare forza espressiva.

STEFANO CERIO presenta, con due diverse gallerie (Changing Role di Napoli, e Gallere Italienne Art di Paigi) , il suo ultimo lavoro su alcuni acquapark italiani fotografati nella loro triste dimensione di abbandono invernale. Le immagini a colori, semplici, quasi banali, in grande formato, diventano una interpretazione artistica dei silenzi di questi spazi svuotati della loro funzione, del loro surreale rapporto con il paesaggio e della ricerca di una astrazione dalla realtà.

MASSIMO LISTRI (galleria Camera 16 di Milano, che con Carlo Madesani si è specializzata proprio nella Fotgrafia), è un grande professionista, co-fondatore – insieme a Vittorio Sgarbi ed altri- della rivista “FMR”. Da decenni, dunque, lavora con la Bellezza, tra stupende opere d’arte, nella ricchezza e nel Potere, e tutte le porte si sono aperte alla sua maestrìa e ai suoi contatti. Un’agio che traspare dalle sue immagini, fatte di spazi, spesso resi con la stessa prospettiva, centrale, frontale, che, proprio per la loro originale destinazione o comunque per una loro caratterizzazione editoriale, conservano un taglio nettamente documentativo (pur di altissimo livello); proprio per ciò, forse, non raggiungono quella visione artistica che troviamo in altri colleghi (Candida Hofer, Massimo Siragusa)…

OLIVO BARBIERI (galleria Guidi&Schoen) ha trovato uno sguardo e inventato uno stile assolutamente personale e identificativo nel trasformare paesaggi urbani e naturali, fotografati dall’alto – da elicotteri o grattacieli -, in modellini: immagini suggestive e ripetitive, ma geniali nella loro semplicità esecutiva (potremmo dire nel loro rapporto fatica-lavoro-resa finale).

Ancora nella galleria genovese Guidi&Schoen troviamo MATTEO BASILE’. Discendente da una famiglia di artisti ed intellettuali, anche per questa sua familiarità con l’Arte e il Sistema sembra maneggiare come pochi il mercato dell’arte. Ha perfettamente acquisito la mentalità americana, sia nella produzione delle sue opere che nella loro promozione così come in quella della sua immagine. I suoi lavori, dopo un decennio in cui si sono distinti per carattere digitale e il loro marcato stile fashion sembrano ora andare acquisendo un certo spessore e una nuova imponenza visiva

Tutti questi autori, curiosamente, con rare eccezioni, sembrano non volere inquadrare, con i loro obiettivi, la realtà-reale, quella quotidiana o comunque di oggi (con gli orrori paesaggistici, la tragedia, la consuetudine e la dimensione umana); scelgono, piuttosto, luoghi dell’anima, a volte naturali, sempre attraenti e personaggi patinati. Qualcosa di ideale, nel bene e nel male. Stranamente, in coincidenza con la morte del reportage fotografico più storico, che dirigeva l’attenzione sui problemi sociali, specialmente delle classi meno abbienti, ha preso velocemente spazio una fotografia più accattivante, molto orientata verso il mercato dell’arte (forse per la stessa causa scatenante del passaggio al digitale). Poiché gli acquirenti in questo mercato sono essenzialmente categorie più agiate, queste non sono troppo interessate al risvolto veristico e sociale ma alla dimensione umana in senso ampio e alla superficie. Le immagini, per questo mercato, dunque, sembrano subire tutte una forte componente estetizzante: meglio il sogno, il paesaggio ridotto a modellino o a spiagge brulicanti di bagnati inondati di luce e del blu marino, meglio l’immaginario e immaginato, le forme astratte e pulite senza persone, meglio il pop, il trash, il fashion, il bizzarro, della realtà.

Per fortuna, ogni tanto, dalla forza vitale e rigenerante delle periferie, dal contro-culturale, nasce il nuovo, l’energia fresca e umanissima. Ma in questa fiera non è stata granché presente.

 

SANDRO FOGLI

fotografo professionista dall'80, ha lavorato nella pubblicità, nella moda e nell'editoria.
Direttore di fotografia per corti e videomaker egli stesso. Ha gestito una libreria dedicata alla fotografia ed al multimediale.
Si dedica alla produzione e realizzazione di mostre e libri che lo riguardano e che sono connessi alla Fotografia. Vive a Roma, lavora dove lo portano la sua curiosità e i suoi progetti.

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